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Ikigai: la via per la felicità

Ikigai, una parola nella quale mi sono imbattuta spesso, tu l’hai mai sentita?

Che cos’è l’Ikigai? 

Ikigai è una filosofia nata in Giappone: 

Iki= Vivere

Gai: senso/significato

 

Ikigai è una sorta di fulcro cognitivo e comportamentale attorno al quale si organizzano abitudini di vita e sistemi di valori diversi.

Riguarda la scoperta, la definizione e l’apprezzamento dei piaceri che la vita ci offre.

Ikigai  è quella forza che spinge ad alzarsi la mattina e ti dà l’entusiasmo per affrontare la giornata, è la soddisfazione che deriva dal compiere i gesti più naturali e scoprirli preziosi per sé e per gli altri.

Esso può letteralmente trasformare la tua vita, rendendoti più longev*, più felice, più soddisfatt*, meno stressat*, più san*. Inoltre, come effetto collaterale, può favorire la creatività e il successo.

Anche tu puoi scoprire e coltivare il tuo Ikigai, accudirlo in segreto e con pazienza, fino al giorno in cui darà i suoi frutti unici ed originali.

 

Puoi partire dal porti queste due semplici, ma profonde, domande:

  • Quali sono le cose che per me hanno più valore sentimentale?
  • Quali sono le piccole cose che mi danno più piacere?

 Si tratta di ottimi punti di partenza per riuscire a scoprire il tuo Ikigai e farne uno strumento per vivere una vita più felice e appagata. (senza mai danneggiare gli altri)

 

Foto da Officina dei Lama

Concretamente, come vivere appieno la propria vita? 

Proprio come una casa ha bisogno di fondamenta solide, o un albero radici radicate, così la vita si sostiene sul nostro sistema di valori e l’attenzione che posiamo sulle esperienze che ognuno vive.

Secondo l’Ikigai è possibile vivere una vita piena e felice appoggiandosi su cinque pilastri: 

  •  Cominciare in piccolo
  •  Dimenticarsi di sé
  •  Armonia e sostenibilità
  •  La gioia per le piccole cose (Leggi anche qui)
  •  Stare nel qui e nell’ora (senza fare troppi programmi per il futuro)

Sono pilastri che si completano a vicenda, non seguono un ordine o una gerarchia particolare, sono i principi fondanti e si intrecciano in una danza invisibile. 

 

Per capire cosa significa Cominciare in piccolo, vi racconterò la storia di un ristoratore, Jirò Ono proprietario di uno dei più famosi ristoranti in Giappone SUKIYABASHI. 

Jirò ha origini umili, quindi sin da piccolo ha aiutato la propria famiglia lavorando in un ristorante. Di giorno però si addormentava in classe stanco per le lunghe e faticose ore di lavoro della sera precedente, quindi il suo professore adirato lo rimandava a casa. Invece di tornare a casa, Jirò, andava al ristorante a lavorare. Voleva migliorare. 

Venne il giorno in cui potè aprire il suo primo locale sushi: Jirò non aspirava ad aprire il miglior ristorante del mondo: semplicemente all’epoca costava meno aprire un ristorante sushi che uno di altro genere.  

La formula base di questa cucina necessita, infatti, di attrezzature e arredi minimali e non c’è da stupirsi visto che il sushi nacque nel XVII secolo come Street Food del periodo Edo.  

Solo dopo parecchio tempo iniziò la lunga e ardua scalata al successo.

La sua voce interiore lo faceva crescere e perseguire verso l’obiettivo della qualità. Jirò Ono era sostenuto e motivato dal suo ikigai. Perché la qualità non era certo un prodotto di facile consumo o immediatamente comprensibile al largo pubblico e soprattutto all’inizio fece grandissimi sforzi.  Ono dovette farsi coraggio da solo. Piano piano portò piccole migliorie al ristorante, al piano di lavoro, al bancone, addirittura creò alcuni strumenti per la preparazione del Sushi, utensili che oggi si trovano anche negli altri ristoranti.

 Tutti gli accorgimenti messi in atto sono nati dalla fatica e dall’amore frutto della fiducia assoluta dell’importanza di cominciare in piccolo. 

Cominciare in piccolo è anche il pilastro che è legato all’abitudine di alzarsi presto la mattina.

Hiroki Fujita, che commercia tonni nel famoso mercato ittico di Tokyo sa che cosa vuol dire alzarsi presto la mattina. Ogni giorno si alza alle 2:00 per andare al lavoro anche in piena estate. Arriva quando il mercato è ancora buio e subito si mette all’opera. Fujiita  si alza presto perché ha una buona ragione per farlo: non può lasciarsi scappare i tonni migliori in arrivo dai pescherecci, visto che i clienti si rimettono completamente a lui.  

“Io mi sveglio così presto al mattino perché cerco solo il tonno davvero speciale. Ogni giorno mi chiedo chissà se è lì ad aspettarmi! Questo pensiero mi manda avanti.” H. Fujita

Ormai conosciamo molto bene il funzionamento del cervello e sappiamo che le prime ore del mattino sono le più produttive e creative della giornata.

La scienza ci insegna anche che mentre dormiamo il cervello è impegnato a registrare il ricordo delle attività quotidiane nei circuiti neurali. 

Se si dorme a sufficienza, al mattino il cervello avrà terminato il suo importante lavoro notturno: il momento in cui iniziamo le nostre attività quotidiane sarà fresco e pronto ad assorbire nuove informazioni.  

L’ikigai infatti è anche legato al grande valore che nella cultura giapponese ha il sorgere del sole, venerato da sempre in quanto simbolo di vita ed energia (per questo lo troviamo anche nella bandiera).

Un’altra abitudine sociale dei giapponesi associata alla prima mattina è Radio Taiso, nata nel 1928 per migliorare la salute fisica della popolazione.  Via radio è possibile fare ginnastica ritmica mattutina.  Radio Taiso costituisce una sorta di apoteosi del culto giapponese dello spirito mattiniero e insieme un fenomeno interessante dal punto di vista della portata sociale dell’ Ikigai in quanto crea coesione sulla base di armonia e sostenibilità. 

Armonia tra corpo, mente ed ambiente. 

In questo contesto la gioia per le piccole cose è un altro pilastro particolarmente importante visto che al mattino in Giappone è normale accompagnare il primo tè verde con qualcosa di dolce e sfizioso.

Il cervello rilascia così l’ormone della soddisfazione, del piacere, la dopamina, che a sua volta rinforza l’ azione (alzarsi) che precede l’arrivo della ricompensa (caffè e cioccolata).

Restando nella tua cultura puoi creare la tua personale versione 😊

Se farai in modo che la gioia per le piccole cose volga a tuo favore, avrai già compiuto il primo passo verso l’Ikigai sin dal risveglio. 

Un’altra parola chiave, o guida, associata all’Ikigai è il kodawari.

Kodawari in inglese viene spesso tradotto come commitment o insistence. 

Siamo dunque nell’area semantica dell’impegno, della dedizione, della caparbietà.

Kodawari  è di natura strettamente personale ed esprime l’orgoglio per ciò che si fa indipendentemente dalla ricompensa.

Corrisponde al quinto Pilastro dell’ikigai. 

Un esempio molto recente ed attuale: il lavoro di Alpini e Artigiani per la realizzazione in tempi record dell’ospedale da campo allestito nella Fiera di Bergamo per rispondere all’emergenza Covid_19.

15.000 ore di lavoro svolto per il piacere di fare un ottimo lavoro al servizio della comunità in un momento di emergenza terribile. Non credo che potremo mai scordacelo e smettere di essere loro grati per questo gesto concreto.

Infine, un altro elemento importante: dimenticarsi di sé. 

Dimenticarsi di sé é strettamente correlata allo stare nel “qui e ora”, vivere pienamente l’esperienza che si sta vivendo, sia essa di lavoro, di piacere personale. Si parla anche di stato di Flow, che approfondisco qui. 

Per certi versi anche Walt Disney era un seguace dello stare nel “qui e ora”, e anche lui doveva creare i suoi film in uno stato di flusso, visto il livello qualitativo e la varietà che ha lasciato.

Se non fosse stato pronto a calarsi completamente in prima persona nel lavoro faticoso e certosino della creazione dei film animati, non sarebbe mai giunto a certe vette.

Quanto alle origini del suo studio sullo stato di flusso, Csíkszentmihályi ha dichiarato di essersi ispirato a un amico pittore capace di trascorrere intere ore col pennello in mano, senza che ad attenderlo ci fossero concrete prospettive di vendita delle sue tele e dunque di ritorno economico. 

Questo particolare stato mentale, o etica del lavoro, in cui ci si ritrova immersi nella gioia di stare nel “qui e ora” senza sentire il bisogno di riconoscimenti immediati, è parte integrante del concetto giapponese di Ikigai.

 

A volte nella vita lavoriamo con le priorità sbagliate e facciamo qualcosa solo in cambio di una ricompensa. 

Quando le ricompense non arrivano in tempo restiamo delusi e perdiamo interesse in ciò che facciamo. 

Tra azioni e ricompense intercorre quasi sempre un certo scarto temporale

Ricezione e riconoscimento avvengono in modo variabile, dipendono da molti fattori.

Se riusciamo a far sì che lo sforzo diventi la fonte primaria della nostra felicità allora avremo vinto la sfida esistenziale più grande. 

Continuate a suonare anche se nessuno vi ascolta, disegnate quando nessuno vi guarda, scrivete un racconto che nessuno leggerà. 

Le gioie interiori saranno più che sufficienti per mandarvi avanti. 

Diventerete dei maestri dell’arte dello stare nel qui e nell’ora.

 

 

Se ti interessa l’argomento puoi approfondire qui. 

 Foto di Galen Crout da Unsplash 

ConcentrazionePillole

Creatività, concentrazione, flusso

Succede anche a te di non renderti conto del tempo che passa quando fai qualcosa di piacevole? Leggere un libro, stare con una persona amata, esplorare un museo o andare in bici all’aria aperta? 

Questo stato ha un nome, in psicologia è definito flusso (in inglese flow), o esperienza ottimale.

È uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività. 

Ti sei mai fermato/a ad osservare un bambino quando gioca? per lui non esiste niente altro che quel momento. 

Questa condizione è caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo che ha 4 qualità:

  • focalizzazione sull’obiettivo
  • forte motivazione intrinseca
  • positività 
  • gratificazione nello svolgimento del compito

Un altro esempio concreto? L’esperienza raccontata da Alessia Zecchini, campionessa mondiale di apnea, che ho avuto il piacere di accompagnare come coach nella stesura del talk TEDxBergamo nel 2019. 

Il concetto di flusso fu introdotto nel 1975 dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi nella sua teoria del flusso, e si è poi diffuso in vari campi di applicazione della psicologia, come lo sport, la spiritualità, l’istruzione. 

In ogni momento, ciascun individuo riceve una grande quantità di informazioni provenienti dal mondo circostante; gli psicologi hanno scoperto che la mente ne può gestire solo un certo numero alla volta: circa 126 bit di dati al secondo in base allo studio di Csíkszentmihályi del 1956. 

Al contrario, un’intera conversazione “pesa” circa 40 bit, cioè un terzo della nostra capacità, questo è il motivo per cui non è facile focalizzare l’attenzione su altre attività quando si sta tenendo un discorso.

Generalmente ogni individuo è in grado di decidere su cosa vuole concentrare la propria attenzione. 

Tuttavia, quando si è in “stato di flusso” si è completamente assorbiti nell’azione e, senza prendere coscientemente una decisione, si perde la consapevolezza di tutte le altre cose: tempo, persone, distrazioni e persino esigenze fisiologiche. 

Ciò si verifica perché tutta l’attenzione è occupata da quella particolare azione e non ne resta per le altre attività, pur necessarie.

Csikszentmihalyi individua i seguenti fattori che, pur potendo apparire indipendenti l’uno dall’altro, in realtà sono in combinazione tra loro e costituiscono la cosiddetta esperienza di flusso: 

  1. Obiettivi chiari: le aspettative e le modalità di raggiungimento sono chiare.
  2. Concentrazione totale sul compito: un alto grado di concentrazione in un limitato campo di attenzione (la persona non ragiona su passato e futuro, ma solo sul presente) “HO SOLO OGGI”.
  3. Perdita dell’autoconsapevolezza: il soggetto è talmente assorto nell’attività da non preoccuparsi del suo ego.
  4. Distorsione del senso del tempo: si altera la percezione del tempo. Non si rende conto del suo scorrere.
  5. Retroazione diretta e inequivocabile: l’effetto dell’azione deve essere percepibile dal soggetto immediatamente ed in modo chiaro.
  6. Bilanciamento tra sfida e capacità: l’attività non è né troppo facile né troppo difficile per il soggetto.
  7. Senso di controllo: la percezione di avere il controllo della situazione.
  8. Piacere intrinseco: l’azione dà un piacere intrinseco, fine a sé stesso (esperienza autotelica).
  9. Integrazione tra azione e consapevolezza: la concentrazione e l’impegno sono massimi. La persona è talmente assorta nell’azione da fare apparire l’azione naturale.

To be continued…

Se non hai letto l’articolo precedente della serie “soluzioni per ritrovare la concentrazione o lavorare meglio” vai qui. 

PilloleUncategorized

Benessere: pratiche di quotidiana armonia

La fase due è iniziata… eppure, eppure la paura ancora un po’ senti che ti attanaglia e quel benessere fa fatica a farsi sentire. 

Nel vocabolario Treccani alla voce benèssere troviamo Stato felice di salute, di forze fisiche e morali…

Quindi da che cosa ripartire per vivere più serenamente “nonostante” la situazione in cui ci troviamo? 

Ognuno di noi può ripartire partendo da poche semplici domande. 

Le risposte ti diranno quale direzione seguire. 

1. Chi chiamerò/incontrerò oggi per sentirlo/a più vicino, per connetterci?
2. Quale aspettativa o aspetto della vita passata sono disposta/o a lasciare andare per godere della nuova normalità?
3. Quale attività svolgerò oggi all’aperto per risvegliare i miei sensi, il mio corpo?

Una passeggiata? Una corsetta? Un giro in bicicletta? Yoga? Badminton? Ping-pong?

4. Come esprimerò oggi la mia creatività? 

Mi piace dipingere? Mettere le mani in “pasta” e sperimentare una nuova ricetta? O magari costruire una piccola capanna per i bambini con scampoli di stoffa vecchia? O ancora lavorare ad uncinetto o a maglia, visitare un Museo che ha riaperto, giardinaggio…

5. Che cosa farò per prendermi cura di me?

Farò attenzione a bere abbastanza, a mangiare cibo fresco e non preconfezionato, un massaggio per rilassarmi…

Questa sera, prima di andare a letto prova a prendere un quaderno degli appunti e scrivi di che cosa e per chi sei grato/a oggi. mantenendo l’abitudine per alcuni giorni, scoprirai un benessere di cui forse non eri consapevole, nonostante tutto. 

 Foto di Aleksandr Ledogorov da Unsplash 

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Benessere e sonno

Sono trascorse ormai 15 settimane dall’inizio della consapevolezza che qualcosa andava storto.

15  settimane per imparare a gestire incertezza e remote working per milioni di persone, versus i 570.000 recensiti ad ottobre 2019 Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.

15 settimane per imparare ad andare a braccetto con la stanchezza, il cocktail di emozioni istintive e. 

L’istinto della paura è parte della nostra evoluzione ed ha la funzione di proteggerci dalle minacce, reali o percepite che siano. Di fronte al cambiamento reagiamo mossi da impulsi, dall’istinto, dallo stress, dal fight or flight mode attivato da un cocktail di neurotrasmettitori coordinati dal nostro cervello rettiliano, quello più antico. Quello che registra episodi, emozioni emerse e li registra per fare in modo che non ci trovino impreparati in futuro.  

Cosa possiamo fare per recuperare e disattivare quest’area, imparare ad abbracciare i timori, affrontarli, quindi fare un passo avanti… riattivare il nostro cervello esecutivo, la neocorteccia e la corteccia prefrontale? 

 

In quest’area del cervello risiede la nostra grande abilità di guardare oltre, creare strategie, coltivare nuove soluzioni, fare ipotesi, visualizzare un futuro, essere creativi.

Da cosa può partire? anche tu puoi iniziare dal porre attenzione al tuo sonno, per dormire meglio.

Dal prenderti cura delle tue abitudini from dusk till dawn.  

sleeping lion

Per dormire meglio verso sera, inizia con il mandare i giusti segnali al tuo corpo, alla tua mente, dille che la giornata sta terminando. Per farlo puoi :

  • abbassare le luci (per chi ha neonati scoprirà che è una strategia vincente anche con loro,  aiuta il ciclo circadiano a settarsi sul day & night, specialmente se accompagnato da un bagno caldo che ha la funzione di abbassare il cortisolo, l’ormone dello stress)
  • spegnere tutti i video almeno un’ora prima di andare a letto (la luce blu ritarda l’immissione in circolo della melanina, l’ormone che concilia il sonno)
  • leggere un libro
  • fare un bagno caldo o 
  • meditazione. 

E poi?

Ricordati: nel letto non si lavora! 

La tua mente ha bisogno di posizionare le tue abitudini nell’ambiente giusto

Creandoti un rituale personale ti garantirai la giusta quantità di sonno, che varia dalle 5 (per gli short-sleepers così tarati geneticamente) alle 8 ore (10 sui bambini). 

In questo video, registrato ai tempi della crisi finanziaria del 2008-2009 il punto di vista di Arianna Huffington nel quale esordisce così:  Ho incontrato medici, scienziati, e sono qui per dirvi che la via verso una vita più produttiva, più ispirata e più gioiosa è: dormire abbastanza.  

E tu ti prendi cura del tuo sonno?
 Foto di Gregory Pappas da Unsplash 

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Gli effetti benefici del riordino

Sono appena iniziate le prime giornate soleggiate, e se non fosse per il Corona Virus con buona probabilità sarebbe tutto perfetto!

Ovviamente scherzo… ma… ma essendo riuniti forzatamente a casa per almeno 7 giorni a lavorare in smart-working, (purtroppo in una situazione di multitasking per chi ha figli a casa da scuola) annullando i tempi dei trasferimenti scopriremo che rimane tempo a disposizione che non siamo abituati ad avere! In fin dei conti anche le palestre e qualunque altro luogo di aggregazione è chiuso…quindi, che fare oltre a lavorare, fare due passi, leggersi un libro che aspettava sul comodino, portare i bimbi al parco, o  guardare la propria serie preferita?

Propongo le famose (o fantomatiche) pulizie di primavera abbinate al decluttering.

In Giappone, a Dicembre, come in Italia a primavera, rappresentano il passaggio dal buio, della stagione invernale, ai primi raggi di sole che inondano le stanze mettendo in luce la polvere, o la muffa, che si è accumulata con l’umidità e le basse temperature.

E’ arrivato il momento di arieggiare le stanze e far uscire il vecchio per fare spazio al nuovo!

Alcuni anni fa ho scoperto il Metodo MarieKondo, un argomento che negli ultimi 10 anni è venuto spesso alla ribalta, tant’è che le ricerche su Google del termine decluttering sono triplicate.

DE + CLUTTER = In inglese to clutter significa rimuovere cose non necessarie da uno spazio, organizzare, dare priorità, eliminare l’eccedente, il superfluo.

Infatti, un sinonimo di Clutter in inglese è anche Litter, spazzatura.

Decluttering è l’arte di liberarsi del superfluo e di lasciare andare le zavorre fisiche e mentali. È una vera e propria filosofia cha ha importanti ripercussioni in tutti gli ambiti, sia personali che professionali. Un modo per tornare ad avere un controllo su attività, cose, tempo.

Questo termine ci conduce a Marie Kondo, la sociologa giapponese ormai famosa in tutto il mondo per aver dedicato la sua vita al riodino coniando il metodo KONMARI che a breve vedremo.

Essendo cresciuta in una famiglia numerosa ho imparato che spazi e cose vanno rispettati per almeno 5 MOTIVI:

  1. Qualcuno ha impiegato ore per creare quell’oggetto.
  2. Sono state consumate acqua, materie prime, risorse.
  3. Qualcuno ha speso tempo per acquistare o creare quel bene.
  4. Per acquistarle qualcuno ha speso tempo per guadagnare i soldi necessari.
  5. Quello che per noi è superfluo, per altri può essere il minimo o addirittura il meglio che potrebbe capitargli, quindi trattiamo con cura anche le cose.

Questa è la differenza tra il suo metodo ed il mio approccio.

L’obiettivo di Marie Kondo, che racconta in 96 Lezioni di felicità è BUTTARE. In una casa dove intervenì eliminò 200 sacchi da 45 litri di cose.

Il mio approccio è al RIUSO, al dare una nuova vita (non pratico il decoupagè, ma per chi ama le arti manuali e ne è affascinato può trovare tante idee su pinterest) anche attraverso la vendita dell’usato.

Dopotutto, le cose che possediamo raccontano accuratamente la storia delle scelte che abbiamo fatto nella nostra vita. Riordinare è un modo di fare l’inventario delle cose che ci piacciono davvero.

M.K

Perché riordinare? E già che i figli sono a casa almeno per una settimana, perché non coinvolgere in modo giocoso anche loro nella gara alla cernita di ciò che va e non va, ciò che ha senso tenere e ciò che si può lasciare andare?

Perché il riordino dello spazio ha un effetto butterfly su molti aspetti della vita.

Insegna, ad esempio, ad eliminare il superfluo e allo stesso tempo a cancellare vecchie abitudini e brutti ricordi che affollano la mente

FARE ORDINE HA UN EFFETTO RADICALE POSITIVO

  • sulla nostra forma mentis
  • Sul modo di vivere
  • Sulla propria esistenza.

LIBERA LO SPAZIO E SCOPRIRAI CHE LIBERI ANCHE LA MENTE!

  • Evitare il multitasking e le distrazioni agevola le funzioni cognitive
  • Aumenta la produttività
  • Abbassa il livello di stress: perché aiuta dare priorità alle attività (Time Management), per non farsi prendere dall’ansia di rispondere;
  • Migliora la salute: perchè diminuendo le cose esposte che attraggono la polvere diminuisce la polvere e lo sporco che si accumula, dunque, chi ha problemi alle vie respiratorie sente un vero miglioramento;
  • Cambia il modo di pensare.

Dopo una bella maratona del riordino distinguiamo con chiarezza ciò di cui avevamo bisogno e ciò di cui non avevamo bisogno. Perché si fa pace con il passato, lo si mette in ordine e si prende coscienza di ciò che serve davvero.

Cambia il modo di acquistare aumenta la consapevolezza ed evita l’acquisto compulsivo.

Ecco le sette regole base per la maratona del riordino

L’approccio radicale ha un effetto più duraturo, tangibile e soddisfacente rispetto ad un cassetto per volta (ma volendo essere più morbidi, va bene anche step by step!)

  1. DECIDERE E PRENDERSI L’IMPEGNO DI RIORDINARE: AVERE UN OBIETTIVO CHIARO MUOVE LE ENERGIE IN QUELLA DIREZIONE.
  2. IDENTIFICARE IL TIPO DI VITA IDEALE.
  3. PIANIFICARE: preparare raccoglitori per poi procedere al riordino.
  4. DARSI UN TEMPO SPECIFICO.
  5. SELEZIONARE, fare una cernita di ciò che si vuole tenere ponendosi due domande chiave: Ho veramente bisogno di questo oggetto? Questo oggetto irradia felicità? Partiamo dal presupposto che dobbiamo scegliere che cosa tenere e non che cosa buttare.
  6. Classificare gli oggetti e riordinare per categoria
  7. Se parliamo del riordino di una casa, seguire l’ordine: VESTITI | LIBRI | DOCUMENTI | FOTO
  8. Se avete in vista un trasloco: il momento per scegliere cosa tenere è prima di trasferirsi.

Scegliete le cose che vi rendono felici e fate tesoro di ciò che è davvero prezioso nella vostra esistenza”

M.K

Come si può eliminare senza buttare? oltre al network personale esistono negozi di vendita usato, a Bergamo ad esempio La Birba Baby Bazar , oppure di Vintage in conto terzi, un grande aiuto viene anche dalla tecnologia con i siti come Ebay, Private Griffe, Vestiaire Collective,Subito.it, Gruppi Facebook, Instagram, Svuotaly.

Per quanti hanno il tallone d’Achille dei Libri? Un’ idea può essere di partire dalle fasi della vita che non torneranno più!

Un es. il lavoro in un settore totalmente diverso, i testi scolastici, testi universitari arcaici, guide al post parto, riviste di settore, i libri per bambini piccoli, di crescita personale che non ti hanno lasciato molto o non sono entrati in sintonia con te. Tutto ciò che non ti serve più puoi nella sala d’attesa dei medici, nelle biblioteche, donarli alla Caritas, metterli in un Box di Book Sharing, tutti posti dove prenderanno nuova vita e continueranno a rendere felici persone curiose.

Se siete dei bulimici di libri, per non riempire nuovamente gli scaffali in un battibaleno, oggi potete verificare se c’è su Audible  o un kindle su una delle tante piattaforme a disposizione, ed acquistare solo ciò che volete davvero in cartaceo.

Questo è un modo semplice per:

  • risparmiare carta ed alberi
  • rilassare la vista ed allenare l’ascolto, essendo libera di prendere appunti se non sono in auto
  • ridurre l’entrata di oggetti.

Verificate che ciò che avete sia ancora in linea con i vostri valori e priorità e tenete solo ciò che vi rende felici.

Ciò che dobbiamo tenerci stretti non sono i ricordi del passato, ma la persona che siamo diventati grazie alle nostre esperienze.
Ciò che conta è quello che siamo adesso.” 

M.K

Adesso è tempo di salutarci… ma prima ti propongo una piccola riflessione:

prova a fermarti 5 minuti e prova e domandati: come sarebbe la mia vita ideale? come sarebbe la mia casa ideale? o ancora, come sarebbe il mio ufficio ideale?

Prova a vederli di fronte a te, potresti anche prendere spunto da delle riviste di design o architettura e fare un collage, e poi… Via! vai in quella direzione!

Mi piace ricordare che la MARATONA DEL RIORDINO è solo il primo capitolo per voltare pagina, acquisire nuove abitudini sostenibili e piacevoli per sé e chi ci circonda.

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