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La ZOOM FATIGUE, ovvero la stanchezza generata dai numerosi meeting online

Mentre stavo preparando alcuni webinar per un cliente, ho letto un articolo molto realistico su di un aspetto della nuova quotidianità emerso con il lavoro in remoto.

Oggi, infatti, parliamo dell’Elefante nella stanza, The elephant in the room, che è un’espressione tipica della lingua inglese per indicare una verità che, per quanto ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata. Di che cosa sto parlando?

Della Zoom Fatigue.

Cioè della stanchezza e dei dubbi che in molte persone genera lavorare ed interagire attraverso “il muro di vetro” come lo aveva definito Z. Bauman, noto sociologo scomparso da pochi anni (se vuoi approfondire puoi leggere il suo intervento a Meet The Media Guru del 2014 qui).  

 

L’ultimo articolo apparso su The Conversation, parla proprio di ZOOM FATIGUE , una fatica psicologica vera, reale, tangibile individuata da due ricercatori: Libby Sander ed Oliver Bauman.

Tra incontri su Zoom, Meet, Google Hangout, Bluejeans il numero di meeting in compresenza online dall’arrivo di Covid-19 è cresciuto esponenzialmente ed ha generato in molti:

  • Stanchezza, spossatezza
  • Overload cognitivo
  • Senso di inadeguatezza, vergogna

Ma vediamo perché:

la prima, la stanchezza è direttamente connessa alla seconda, l’overload cognitivo: il nostro cervello deve prestare attenzione a troppe cose contemporaneamente.

Sei davanti allo schermo e vedi alcune facce, altre non le vedi proprio, ma senti i rumori di fondo perchè l’organizzatore non ha inserito la funzione silenzia tutti i partecipanti in entrata.

Il tuo cervello sta cercando di comprendere, a livello subconscio, se si può fidare oppure no, se la persona che hai di fronte è sincera e ben intenzionata o no, con pochi elementi.

Di solito, in compresenza, captiamo una serie di informazioni grazie ai nostri 5 sensi, ad esempio dal contatto visivo, ma anche l’olfatto, oppure dalla direzione del corpo dell’altro, dalla rapidità di eloquio. Informazioni spesso smorzate o mancanti perché i partecipanti non guardano in telecamera, oppure la telecamera non è frontale o addirittura è spenta per garantire una maggiore banda, quindi c’è solo la voce interrotta dalla rete pessima.

Ed allora perdi il filo del discorso e devi ricordarti dove eri arrivato prima che mancasse il segnale. 

Oppure inizia la noia, perchè chi parla è monocorde o autoreferenziale, ed allora inizi a guardare il cellulare o le email, e perdi di nuovo il filo. 

Mettici anche il timore che arrivi il figlio di qualcuno sul più bello durante un consiglio d’ amministrazione!

Ricordi tre anni fa quando fece scalpore il presentatore della BBC?

Ci sono anche persone per le quali è un disagio partecipare a meeting a distanza perché non hanno uno spazio o una postazione fissa in una zona tranquilla della casa. In fin dei conti siamo stati tutti “rinchiusi” in spazi che non erano stati pensati per studiare e lavorare, o giocare, in 4 o più contemporaneamente. 

 

Ed il terzo aspetto: il senso di inadeguatezza. Eh sì perché all’improvviso a tutti è stato chiesto di “metterci la faccia”, e magari a qualcuno questa cosa dà davvero fastidio. Persone abituate a trincerarsi dietro scaffali o pc, che non amano essere notate, si sono trovate obbligate a partecipare ed intervenire in call virtuali.

In fin dei conti si dice che la paura di parlare in pubblico attanagli più della morte…

Tuttavia io sono una strenua sostenitrice del “a tutto c’è una soluzione, fuorchè alla morte”, anche se a volte può essere difficile trovare quella benedetta soluzione, quindi …

Ci sono delle soluzioni alla Zoom Fatigue?

  1. Evita il multitasking: stacca il telefono, togli le notifiche di email o Whatsapp e dedica il tempo del meeting al meeting stesso.
  2. Prendi appunti a mano su un taccuino. Se hai più clienti organizza un taccuino per cliente, per poi avere sempre sotto mano quello giusto nella call giusta!
  3. Prevedi delle pause tra una video call e l’altra, fosse anche solo per 5 minuti (leggi anche Il Metodo Pomodoro)
  4. Chiedi di partecipare SOLO alle riunioni in cui è importante la tua presenza. Niente riunioni fiume 5 giorni su 5 con 10 persone di cui 8, magari, avrebbero potuto fare altro ed investire il tempo in modo più produttivo. Va da sè che chi ha indetto la riunione avrà condiviso un’agenda co-creata che permetta di capire chi è indispensabile che ci sia e chi no. 
  5. Quando sei tra i partecipanti scegli Speaker view: l’impostazione della Gallery di Zoom (se usi quello) che ti permette di vedere solo chi sta parlando.
  6. Se invece stai parlando tu, puoi scegliere di nascondere la tua immagine profilo dalla tua vista. Su Zoom basterà andare sui tre punti dove potrai cambiare nome oppure trovare “unmute” e cliccare “Hide Self View”.
  7. Organizzati per nominare un Co-host, la persona che, per esempio leggerà i commenti nella Chat mentre tu presenti.  Basterà andare sul nome della persona e cliccare su “nominate co-hosts”.
  8. Quando puoi scegli una rapida telefonata… o un vocale Whatsapp. 
  9.  Oppure una sana vecchia “email”. 

Se ti fa piacere, fammi sapere se questo articolo sulla Zoom Fatigue ti è stato utile! E tu, come la vivi?

 

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Ikigai: la via per la felicità

Ikigai, una parola nella quale mi sono imbattuta spesso, tu l’hai mai sentita?

Che cos’è l’Ikigai? 

Ikigai è una filosofia nata in Giappone: 

Iki= Vivere

Gai: senso/significato

 

Ikigai è una sorta di fulcro cognitivo e comportamentale attorno al quale si organizzano abitudini di vita e sistemi di valori diversi.

Riguarda la scoperta, la definizione e l’apprezzamento dei piaceri che la vita ci offre.

Ikigai  è quella forza che spinge ad alzarsi la mattina e ti dà l’entusiasmo per affrontare la giornata, è la soddisfazione che deriva dal compiere i gesti più naturali e scoprirli preziosi per sé e per gli altri.

Esso può letteralmente trasformare la tua vita, rendendoti più longev*, più felice, più soddisfatt*, meno stressat*, più san*. Inoltre, come effetto collaterale, può favorire la creatività e il successo.

Anche tu puoi scoprire e coltivare il tuo Ikigai, accudirlo in segreto e con pazienza, fino al giorno in cui darà i suoi frutti unici ed originali.

 

Puoi partire dal porti queste due semplici, ma profonde, domande:

  • Quali sono le cose che per me hanno più valore sentimentale?
  • Quali sono le piccole cose che mi danno più piacere?

 Si tratta di ottimi punti di partenza per riuscire a scoprire il tuo Ikigai e farne uno strumento per vivere una vita più felice e appagata. (senza mai danneggiare gli altri)

 

Foto da Officina dei Lama

Concretamente, come vivere appieno la propria vita? 

Proprio come una casa ha bisogno di fondamenta solide, o un albero radici radicate, così la vita si sostiene sul nostro sistema di valori e l’attenzione che posiamo sulle esperienze che ognuno vive.

Secondo l’Ikigai è possibile vivere una vita piena e felice appoggiandosi su cinque pilastri: 

  •  Cominciare in piccolo
  •  Dimenticarsi di sé
  •  Armonia e sostenibilità
  •  La gioia per le piccole cose (Leggi anche qui)
  •  Stare nel qui e nell’ora (senza fare troppi programmi per il futuro)

Sono pilastri che si completano a vicenda, non seguono un ordine o una gerarchia particolare, sono i principi fondanti e si intrecciano in una danza invisibile. 

 

Per capire cosa significa Cominciare in piccolo, vi racconterò la storia di un ristoratore, Jirò Ono proprietario di uno dei più famosi ristoranti in Giappone SUKIYABASHI. 

Jirò ha origini umili, quindi sin da piccolo ha aiutato la propria famiglia lavorando in un ristorante. Di giorno però si addormentava in classe stanco per le lunghe e faticose ore di lavoro della sera precedente, quindi il suo professore adirato lo rimandava a casa. Invece di tornare a casa, Jirò, andava al ristorante a lavorare. Voleva migliorare. 

Venne il giorno in cui potè aprire il suo primo locale sushi: Jirò non aspirava ad aprire il miglior ristorante del mondo: semplicemente all’epoca costava meno aprire un ristorante sushi che uno di altro genere.  

La formula base di questa cucina necessita, infatti, di attrezzature e arredi minimali e non c’è da stupirsi visto che il sushi nacque nel XVII secolo come Street Food del periodo Edo.  

Solo dopo parecchio tempo iniziò la lunga e ardua scalata al successo.

La sua voce interiore lo faceva crescere e perseguire verso l’obiettivo della qualità. Jirò Ono era sostenuto e motivato dal suo ikigai. Perché la qualità non era certo un prodotto di facile consumo o immediatamente comprensibile al largo pubblico e soprattutto all’inizio fece grandissimi sforzi.  Ono dovette farsi coraggio da solo. Piano piano portò piccole migliorie al ristorante, al piano di lavoro, al bancone, addirittura creò alcuni strumenti per la preparazione del Sushi, utensili che oggi si trovano anche negli altri ristoranti.

 Tutti gli accorgimenti messi in atto sono nati dalla fatica e dall’amore frutto della fiducia assoluta dell’importanza di cominciare in piccolo. 

Cominciare in piccolo è anche il pilastro che è legato all’abitudine di alzarsi presto la mattina.

Hiroki Fujita, che commercia tonni nel famoso mercato ittico di Tokyo sa che cosa vuol dire alzarsi presto la mattina. Ogni giorno si alza alle 2:00 per andare al lavoro anche in piena estate. Arriva quando il mercato è ancora buio e subito si mette all’opera. Fujiita  si alza presto perché ha una buona ragione per farlo: non può lasciarsi scappare i tonni migliori in arrivo dai pescherecci, visto che i clienti si rimettono completamente a lui.  

“Io mi sveglio così presto al mattino perché cerco solo il tonno davvero speciale. Ogni giorno mi chiedo chissà se è lì ad aspettarmi! Questo pensiero mi manda avanti.” H. Fujita

Ormai conosciamo molto bene il funzionamento del cervello e sappiamo che le prime ore del mattino sono le più produttive e creative della giornata.

La scienza ci insegna anche che mentre dormiamo il cervello è impegnato a registrare il ricordo delle attività quotidiane nei circuiti neurali. 

Se si dorme a sufficienza, al mattino il cervello avrà terminato il suo importante lavoro notturno: il momento in cui iniziamo le nostre attività quotidiane sarà fresco e pronto ad assorbire nuove informazioni.  

L’ikigai infatti è anche legato al grande valore che nella cultura giapponese ha il sorgere del sole, venerato da sempre in quanto simbolo di vita ed energia (per questo lo troviamo anche nella bandiera).

Un’altra abitudine sociale dei giapponesi associata alla prima mattina è Radio Taiso, nata nel 1928 per migliorare la salute fisica della popolazione.  Via radio è possibile fare ginnastica ritmica mattutina.  Radio Taiso costituisce una sorta di apoteosi del culto giapponese dello spirito mattiniero e insieme un fenomeno interessante dal punto di vista della portata sociale dell’ Ikigai in quanto crea coesione sulla base di armonia e sostenibilità. 

Armonia tra corpo, mente ed ambiente. 

In questo contesto la gioia per le piccole cose è un altro pilastro particolarmente importante visto che al mattino in Giappone è normale accompagnare il primo tè verde con qualcosa di dolce e sfizioso.

Il cervello rilascia così l’ormone della soddisfazione, del piacere, la dopamina, che a sua volta rinforza l’ azione (alzarsi) che precede l’arrivo della ricompensa (caffè e cioccolata).

Restando nella tua cultura puoi creare la tua personale versione 😊

Se farai in modo che la gioia per le piccole cose volga a tuo favore, avrai già compiuto il primo passo verso l’Ikigai sin dal risveglio. 

Un’altra parola chiave, o guida, associata all’Ikigai è il kodawari.

Kodawari in inglese viene spesso tradotto come commitment o insistence. 

Siamo dunque nell’area semantica dell’impegno, della dedizione, della caparbietà.

Kodawari  è di natura strettamente personale ed esprime l’orgoglio per ciò che si fa indipendentemente dalla ricompensa.

Corrisponde al quinto Pilastro dell’ikigai. 

Un esempio molto recente ed attuale: il lavoro di Alpini e Artigiani per la realizzazione in tempi record dell’ospedale da campo allestito nella Fiera di Bergamo per rispondere all’emergenza Covid_19.

15.000 ore di lavoro svolto per il piacere di fare un ottimo lavoro al servizio della comunità in un momento di emergenza terribile. Non credo che potremo mai scordacelo e smettere di essere loro grati per questo gesto concreto.

Infine, un altro elemento importante: dimenticarsi di sé. 

Dimenticarsi di sé é strettamente correlata allo stare nel “qui e ora”, vivere pienamente l’esperienza che si sta vivendo, sia essa di lavoro, di piacere personale. Si parla anche di stato di Flow, che approfondisco qui. 

Per certi versi anche Walt Disney era un seguace dello stare nel “qui e ora”, e anche lui doveva creare i suoi film in uno stato di flusso, visto il livello qualitativo e la varietà che ha lasciato.

Se non fosse stato pronto a calarsi completamente in prima persona nel lavoro faticoso e certosino della creazione dei film animati, non sarebbe mai giunto a certe vette.

Quanto alle origini del suo studio sullo stato di flusso, Csíkszentmihályi ha dichiarato di essersi ispirato a un amico pittore capace di trascorrere intere ore col pennello in mano, senza che ad attenderlo ci fossero concrete prospettive di vendita delle sue tele e dunque di ritorno economico. 

Questo particolare stato mentale, o etica del lavoro, in cui ci si ritrova immersi nella gioia di stare nel “qui e ora” senza sentire il bisogno di riconoscimenti immediati, è parte integrante del concetto giapponese di Ikigai.

 

A volte nella vita lavoriamo con le priorità sbagliate e facciamo qualcosa solo in cambio di una ricompensa. 

Quando le ricompense non arrivano in tempo restiamo delusi e perdiamo interesse in ciò che facciamo. 

Tra azioni e ricompense intercorre quasi sempre un certo scarto temporale

Ricezione e riconoscimento avvengono in modo variabile, dipendono da molti fattori.

Se riusciamo a far sì che lo sforzo diventi la fonte primaria della nostra felicità allora avremo vinto la sfida esistenziale più grande. 

Continuate a suonare anche se nessuno vi ascolta, disegnate quando nessuno vi guarda, scrivete un racconto che nessuno leggerà. 

Le gioie interiori saranno più che sufficienti per mandarvi avanti. 

Diventerete dei maestri dell’arte dello stare nel qui e nell’ora.

 

 

Se ti interessa l’argomento puoi approfondire qui. 

 Foto di Galen Crout da Unsplash 

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Problemi di concentrazione? Prova la tecnica del pomodoro

Ti capita di avere delle giornate in cui ti sembra di non aver combinato nulla? 

Mettici i grandi cambiamenti di questo periodo, il misto di preoccupazione e paura ed il dado è tratto!

Alcuni anni fa ho scoperto per caso che tal Francesco Cirillo a fine anni ’80 ha dato il nome “La tecnica Pomodoro” ad un metodo molto semplice di gestione del tempo.

Questa tecnica utilizza il classico timer da cucina, quello a forma di pomodoro, un timer per suddividere il lavoro in intervalli: 1 pomodoro, 4 fette, 4 spicchi da 25 minuti, separati da brevi pause di 3 -5 minuti

Come si utilizza? 

Per prima cosa fai una bella TODOLIST, con tuuuuuutttttto quello che ti viene in mente di fare! 

C’è persino un’app per realizzarla se non sei amante di carta e penna. Quindi separa le cose da fare, le attività in base al tempo che hai davvero a disposizione ed in base all’importanza ed urgenza

Non sempre le cose che arrivano che sembrano urgenti sono anche importanti, e quindi possono anche non stare in cima alla lista. 

Quando hai fatto questo lavoro di scrematura, e sai che per quella tipologia di lavori puoi applicare  questo metodo “veloce” fissa il timer (anche del cellulare! Non hai bisogno del pomodoro 😊) e via con il primo task della lista. 

  Perché? Per trovare la massima carica e concentrazione.

Ogni volta che suonano i 25 minuti potrai prenderti 3/5 minuti di pausa in cui va fatto assolutamente  qualcosa di diverso: no schermo! 

Carica una lavatrice, mangia una mela, guarda fuori dalla finestra, fai tre volte le scale di casa, ascolta musica o  canticchia, coccola il gatto,  il cane o il criceto!

STACCA. 

Ogni 4 sessioni da 25 minuti ti prenderai una pausa un po’ più lunga, 15 minuti. 

E se nei 25 minuti perdessi la concentrazione? 

Nessun problema! Prendi carta e penna, segna che cosa ti è venuto in mente e vai avanti su quello che stavi facendo. 

Nel tempo scoprirai che le distrazioni saranno sempre meno. 

Se questo metodo non è per te perchè ti mette agitazion, “ansia” invece che darti energia scrivimi che tecnica applichi 😊. 

Io per i lavori che richiedono tempo per “entrarci”, quelli che richiedono particolare riflessione preferisco usare fette di tempo da 60 o 90 minuti. 

In questo modo non mi viene lo “stress da prestazione” che inibirebbe la mia creatività (il cortisolo si alza a causa del nostro sistema di fuga/pausa guidato dalle amigdale, e quando è attiva quella parte del cervello, ahimè, la corteccia prefrontale non fa più un buon lavoro). 

La cosa più importante di qualunque metodo di time management che scegli di adottare è darti obiettivi chiari, sfidanti ma anche raggiungibili rispetto al contesto in cui ti trovi.

To be continued…

Se non hai letto l’articolo precedente della serie “soluzioni per ritrovare la concentrazione o lavorare meglio” vai qui

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Creatività, concentrazione, flusso

Succede anche a te di non renderti conto del tempo che passa quando fai qualcosa di piacevole? Leggere un libro, stare con una persona amata, esplorare un museo o andare in bici all’aria aperta? 

Questo stato ha un nome, in psicologia è definito flusso (in inglese flow), o esperienza ottimale.

È uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività. 

Ti sei mai fermato/a ad osservare un bambino quando gioca? per lui non esiste niente altro che quel momento. 

Questa condizione è caratterizzata da un totale coinvolgimento dell’individuo che ha 4 qualità:

  • focalizzazione sull’obiettivo
  • forte motivazione intrinseca
  • positività 
  • gratificazione nello svolgimento del compito

Un altro esempio concreto? L’esperienza raccontata da Alessia Zecchini, campionessa mondiale di apnea, che ho avuto il piacere di accompagnare come coach nella stesura del talk TEDxBergamo nel 2019. 

Il concetto di flusso fu introdotto nel 1975 dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi nella sua teoria del flusso, e si è poi diffuso in vari campi di applicazione della psicologia, come lo sport, la spiritualità, l’istruzione. 

In ogni momento, ciascun individuo riceve una grande quantità di informazioni provenienti dal mondo circostante; gli psicologi hanno scoperto che la mente ne può gestire solo un certo numero alla volta: circa 126 bit di dati al secondo in base allo studio di Csíkszentmihályi del 1956. 

Al contrario, un’intera conversazione “pesa” circa 40 bit, cioè un terzo della nostra capacità, questo è il motivo per cui non è facile focalizzare l’attenzione su altre attività quando si sta tenendo un discorso.

Generalmente ogni individuo è in grado di decidere su cosa vuole concentrare la propria attenzione. 

Tuttavia, quando si è in “stato di flusso” si è completamente assorbiti nell’azione e, senza prendere coscientemente una decisione, si perde la consapevolezza di tutte le altre cose: tempo, persone, distrazioni e persino esigenze fisiologiche. 

Ciò si verifica perché tutta l’attenzione è occupata da quella particolare azione e non ne resta per le altre attività, pur necessarie.

Csikszentmihalyi individua i seguenti fattori che, pur potendo apparire indipendenti l’uno dall’altro, in realtà sono in combinazione tra loro e costituiscono la cosiddetta esperienza di flusso: 

  1. Obiettivi chiari: le aspettative e le modalità di raggiungimento sono chiare.
  2. Concentrazione totale sul compito: un alto grado di concentrazione in un limitato campo di attenzione (la persona non ragiona su passato e futuro, ma solo sul presente) “HO SOLO OGGI”.
  3. Perdita dell’autoconsapevolezza: il soggetto è talmente assorto nell’attività da non preoccuparsi del suo ego.
  4. Distorsione del senso del tempo: si altera la percezione del tempo. Non si rende conto del suo scorrere.
  5. Retroazione diretta e inequivocabile: l’effetto dell’azione deve essere percepibile dal soggetto immediatamente ed in modo chiaro.
  6. Bilanciamento tra sfida e capacità: l’attività non è né troppo facile né troppo difficile per il soggetto.
  7. Senso di controllo: la percezione di avere il controllo della situazione.
  8. Piacere intrinseco: l’azione dà un piacere intrinseco, fine a sé stesso (esperienza autotelica).
  9. Integrazione tra azione e consapevolezza: la concentrazione e l’impegno sono massimi. La persona è talmente assorta nell’azione da fare apparire l’azione naturale.

To be continued…

Se non hai letto l’articolo precedente della serie “soluzioni per ritrovare la concentrazione o lavorare meglio” vai qui. 

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Benessere: pratiche di quotidiana armonia

La fase due è iniziata… eppure, eppure la paura ancora un po’ senti che ti attanaglia e quel benessere fa fatica a farsi sentire. 

Nel vocabolario Treccani alla voce benèssere troviamo Stato felice di salute, di forze fisiche e morali…

Quindi da che cosa ripartire per vivere più serenamente “nonostante” la situazione in cui ci troviamo? 

Ognuno di noi può ripartire partendo da poche semplici domande. 

Le risposte ti diranno quale direzione seguire. 

1. Chi chiamerò/incontrerò oggi per sentirlo/a più vicino, per connetterci?
2. Quale aspettativa o aspetto della vita passata sono disposta/o a lasciare andare per godere della nuova normalità?
3. Quale attività svolgerò oggi all’aperto per risvegliare i miei sensi, il mio corpo?

Una passeggiata? Una corsetta? Un giro in bicicletta? Yoga? Badminton? Ping-pong?

4. Come esprimerò oggi la mia creatività? 

Mi piace dipingere? Mettere le mani in “pasta” e sperimentare una nuova ricetta? O magari costruire una piccola capanna per i bambini con scampoli di stoffa vecchia? O ancora lavorare ad uncinetto o a maglia, visitare un Museo che ha riaperto, giardinaggio…

5. Che cosa farò per prendermi cura di me?

Farò attenzione a bere abbastanza, a mangiare cibo fresco e non preconfezionato, un massaggio per rilassarmi…

Questa sera, prima di andare a letto prova a prendere un quaderno degli appunti e scrivi di che cosa e per chi sei grato/a oggi. mantenendo l’abitudine per alcuni giorni, scoprirai un benessere di cui forse non eri consapevole, nonostante tutto. 

 Foto di Aleksandr Ledogorov da Unsplash 

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Benessere e sonno

Sono trascorse ormai 15 settimane dall’inizio della consapevolezza che qualcosa andava storto.

15  settimane per imparare a gestire incertezza e remote working per milioni di persone, versus i 570.000 recensiti ad ottobre 2019 Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.

15 settimane per imparare ad andare a braccetto con la stanchezza, il cocktail di emozioni istintive e. 

L’istinto della paura è parte della nostra evoluzione ed ha la funzione di proteggerci dalle minacce, reali o percepite che siano. Di fronte al cambiamento reagiamo mossi da impulsi, dall’istinto, dallo stress, dal fight or flight mode attivato da un cocktail di neurotrasmettitori coordinati dal nostro cervello rettiliano, quello più antico. Quello che registra episodi, emozioni emerse e li registra per fare in modo che non ci trovino impreparati in futuro.  

Cosa possiamo fare per recuperare e disattivare quest’area, imparare ad abbracciare i timori, affrontarli, quindi fare un passo avanti… riattivare il nostro cervello esecutivo, la neocorteccia e la corteccia prefrontale? 

 

In quest’area del cervello risiede la nostra grande abilità di guardare oltre, creare strategie, coltivare nuove soluzioni, fare ipotesi, visualizzare un futuro, essere creativi.

Da cosa può partire? anche tu puoi iniziare dal porre attenzione al tuo sonno, per dormire meglio.

Dal prenderti cura delle tue abitudini from dusk till dawn.  

sleeping lion

Per dormire meglio verso sera, inizia con il mandare i giusti segnali al tuo corpo, alla tua mente, dille che la giornata sta terminando. Per farlo puoi :

  • abbassare le luci (per chi ha neonati scoprirà che è una strategia vincente anche con loro,  aiuta il ciclo circadiano a settarsi sul day & night, specialmente se accompagnato da un bagno caldo che ha la funzione di abbassare il cortisolo, l’ormone dello stress)
  • spegnere tutti i video almeno un’ora prima di andare a letto (la luce blu ritarda l’immissione in circolo della melanina, l’ormone che concilia il sonno)
  • leggere un libro
  • fare un bagno caldo o 
  • meditazione. 

E poi?

Ricordati: nel letto non si lavora! 

La tua mente ha bisogno di posizionare le tue abitudini nell’ambiente giusto

Creandoti un rituale personale ti garantirai la giusta quantità di sonno, che varia dalle 5 (per gli short-sleepers così tarati geneticamente) alle 8 ore (10 sui bambini). 

In questo video, registrato ai tempi della crisi finanziaria del 2008-2009 il punto di vista di Arianna Huffington nel quale esordisce così:  Ho incontrato medici, scienziati, e sono qui per dirvi che la via verso una vita più produttiva, più ispirata e più gioiosa è: dormire abbastanza.  

E tu ti prendi cura del tuo sonno?
 Foto di Gregory Pappas da Unsplash 

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Leadership e creatività

L’arrivo di Covid 19 ha detto, forse, addio ai modelli obsoleti di Leadership fondati sul “one man show”, l’autorità invece dell’autorevolezza. La persona che tutto decide ed altri implementano. La persona che ha la Vision, ma che spesso manca di capacità di coinvolgere il resto del team nell’execution.

Per parlare di questo tema ho scelto di condividere questo talk che è davvero …spettacolare! 

L’ho scoperto anni fa su youtube, per caso, come le migliori cose che succedono nella vita. Ti vengono a trovare loro senza che ne sentissi l’esigenza.

Linda Hill, docente di Business Administration alla Harvard Business School, ha dedicato, con il suo team, centinaia di ore e una decade a studiare organizzazioni ed i loro leader in azione, cercando schemi ricorrenti. 

La conclusione? Per costruire organizzazioni capaci di innovazione continua, dobbiamo abbandonare i nostri preconcetti sulla leadership. 

Guidare l’innovazione non significa solo creare una visione e ispirare gli altri a realizzarla. Per lo meno non basta! 

Anche se come la definisce Simon Sinek in “Start with Why” :

Il  leader ha una grande fiducia  in un mondo che esiste nel futuro ed ha la capacità di comunicarcelo in modo tale da permetterci di immaginarlo con chiarezza

Ma cosa intendiamo per innovazione?

  • ogni cosa nuova e al contempo utile
  • un prodotto, o un servizio
  • può essere un procedimento, o una modalità organizzativa 
  • può essere incrementale, o dirompente

L’innovazione non nasce dal genio solitario, ma dal genio collettivo

Sappiamo che al cuore dell’innovazione c’è un paradosso. 

Io tuo obiettivo come leader e di riuscire a liberare i talenti e le passioni di molte persone e poi imbrigliarle in un lavoro realmente utile. 

  • L’innovazione è un viaggio
  • È una risoluzione collaborativa dei problemi, di solito tra persone con esperienze e punti di vista diversi
  • Le innovazioni raramente arrivano fatte e finite. 

Come molti di voi sanno, di norma sono il risultato di prove ed errori. Molte false partenze, passi falsi ed errori. Il lavoro innovativo può essere molto esaltante, ma anche brutalmente spaventoso. 

Gli studi e monitoraggi di Linda Hill hanno permesso di individuare tre capacità che hanno i team più innovativi:

  1. abrasione creativa
  2. agilità creativa 
  3. risoluzione creativa. 

1. L’abrasione creativa

consiste nell’essere in grado di creare un “mercato” delle idee attraverso dibattiti e conversazioni. 

Le organizzazioni innovative amplificano le differenze, invece di minimizzarle. L’abrasione creativa non è il brainstorming, dove le persone sospendono il loro giudizio. No, sanno come elaborare argomenti accesi ma costruttivi, per creare un portafoglio di alternative. Gli individui, nelle organizzazioni innovative, imparano a indagare, ad ascoltare attentamente, ma – indovinate un po’ ? Imparano anche a difendere il loro punto di vista. Capiscono che l’innovazione raramente avviene senza diversità e conflitti. 

2. L’agilità creativa

è l’abilità di testare e raffinare quel portafoglio di idee attraverso azione, riflessione e correzione. 

Significa apprendere scoprendo, che è l’opposto del pianificare il futuro. 

Significa ‘progettare il pensiero’, con un’interessante combinazione di metodo scientifico e procedimento artistico.

 Significa svolgere una serie di esperimenti, non di episodi pilota.

 Gli esperimenti di norma servono a imparare. Da un risultato negativo si impara comunque qualcosa che dovevamo conoscere. Gli episodi pilota spesso servono a dare conferme. Quando non funzionano, c’è qualcuno o qualcosa da biasimare. 

3. La risoluzione creativa

 cioè l’abilità di prendere decisioni in un modo che contamini idee anche opposte tra loro e le riconfiguri in combinazioni nuove, che producano soluzioni nuove e utili. 

Quando osservate le organizzazioni innovative, non tirano mai a campare. Non fanno compromessi. Non permettono a un gruppo o a un individuo di dominare, anche se è il boss, anche se è l’esperto. Hanno sviluppato, invece, un metodo decisionale paziente e più inclusivo che permette a ogni alternativa di emergere, invece di soluzioni e/o. 

Gli esempi che potete ascoltare nel talk circa le abilità collaborative dei team di Pixar e Google dimostrano che le persone coinvolte padroneggiano le abilità necessarie per farlo. 

Sanno come fare problem solving collaborativo, sanno come apprendere dalle loro scoperte e sanno come prendere decisioni in modo integrato

Nei team vincenti la leadership è stata l’ingrediente segreto

Ma è un tipo di leadership diversa da quella che molti di noi hanno in mente quando pensiamo alla grande leadership. 

L’autrice ci racconta: “Uno dei primi leader che ho incontrato mi disse: “Linda, non leggo libri sulla leadership. Mi fanno solo sentire inadeguato. Nel primo capitolo dicono che dovrei creare una visione. Ma se cerco di realizzare qualcosa di veramente nuovo, non ho risposte. Non so in che direzione stiamo andando, e non sono nemmeno sicuro di capire come arrivarci.” Certo, in alcuni casi la leadership visionaria è proprio quel che ci vuole. “

Ma se vogliamo costruire organizzazioni capaci di innovazione continua, le nostre convinzioni sulla leadership devono essere ripensate. 

Guidare l’innovazione significa creare lo spazio in cui le persone sono disponibili e capaci di fare il duro lavoro della risoluzione innovativa di problemi.

 Nelle realtà più innovative i leader si concentrano sul costruire un senso di comunità e sviluppare queste tre capacità. 

Come definiscono la leadership? Secondo loro, consiste nel creare un mondo cui le persone vogliono appartenere.

Un mondo che vogliono co-creare. 

 Il mio compito di leader è “coltivare” le idee della base, e impedire che degenerino in caos.

” Come vede il suo ruolo? “Sono un modello, sono una ‘colla umana’, un connettore, un aggregatore di punti di vista. 

Non un dittatore. Discuti pubblicamente del tuo ruolo, assumi persone in disaccordo con te. A volte la cosa migliore è essere deliberatamente incerto, vago.” 

E ora alcuni di voi potrebbero chiedersi: cosa pensano queste persone? Stanno pensando, non sono il visionario, sono l’architetto sociale. 

Creo lo spazio dove le persone sono disponibili, e capaci, di condividere e combinare talenti e passioni. Il nostro compito è creare lo spazio in cui i lampi di genio di ciascuno possano essere prima liberati, poi raccolti e trasformati in opere di genio collettivo.

To be continued…

Se non hai letto l’articolo precedente della serie “soluzioni per ritrovare la concentrazione o lavorare meglio” vai qui. 

Foto di Arek Socha da Pixabay

Pillole

Da dove nasce la creatività? E come si fa a coltivarla?

Se anche a te è capitato di porti queste domande, ti potrebbero interessare i talk e l’articolo in cui ti parlo di da dove nasce la creatività, e come si fa a coltivarla.
Nel 2009 è stato pubblicato uno dei talk più appassionati che puoi trovare sulla piattaforma TED.com

Lei, Elisabeth Gilbert, è la scrittrice di Love, Eat and Pray, romanzo convertito in seguito nel film con Julia Roberts.

Nella ricerca di un modello di riferimento, un modello da copiare che la aiutasse a calmare, o colmare, l’ansia di scrivere e coltivare la creatività ci racconta che ha iniziato una ricerca, partendo da molto lontano…

E quella ricerca mi ha portato all’antica Grecia e antica Roma. Seguitemi perchè gira in cerchio e poi torna indietro. Nell’antica Grecia e antica Roma, le persone non sembravano credere che la creatività venisse dagli uomini, Ok? Si pensava che la creatività fosse questo spirito guardiano divino e che venisse agli uomini da una qualche sorgente distante e sconosciuta, per ragioni distanti e sconosciute. I greci chiamavano questi divini spiriti guardiani della creatività “demoni”. Socrate, meravigliosamente, credeva di avere un demone che elargiva saggezza da lontano. I Romani erano della stessa idea, ma chiamavano quella specie di spirito senza corpo un genio. Il che è grandioso, perché i Romani non pensavano davvero che un genio fosse qualcuno particolarmente intelligente. Credevano che un genio fosse questa specie di entità divina. Qualcosa che “arrivasse dall’alto”.

“Poi il Rinascimento arrivò e tutto cambiò, e nacque questa grande idea; mettiamo l’essere umano al centro dell’universo sopra tutti gli dei e i misteri e senza più lasciare spazio alle creature mitiche che scrivono dettate dalla divinità. Questo fu il principio dell’umanesimo razionale e le persone cominciarono a pensare che la creatività venisse completamente dall’individuo. E per la prima volta nella storia, si cominciò a riferirsi a questo o quell’artista come ad un genio piuttosto che ad una persona con del genio.”

 

Possiamo tornare ad una comprensione più antica della relazione tra umani e mistero creativo?

Continua a leggere questo articolo in cui ti racconto da dove nasce la creatività, e come si fa a coltivarla.

E se la creatività fosse fatta di attimi in cui le idee arrivano, e se non li riesci ad afferrare al volo sfuggono e vanno da qualcun altro? idee da acciuffare  e collegare con la circostanza, la storia che stai raccontando o il progetto che stai sviluppando? 

A te è mai capitato di trovarti in una situazione simile? A me sì, spesso, a volte di notte, altre quando cammino. 

Devo avere con me un taccuino, o almeno il cellulare per registrare le idee che mi frullano per la testa, le soluzioni, i linking the dots che si attivano come per magia. 

La creatività è un processo creativo che può essere coltivato. 

Come? ti porto tre spunti: 

  • Dall’articolo apparso nel 2019 (10 anni dopo questo talk) How to Be Creative on Demand, by Joseph Grenny, secondo l’autore La creatività è la provvidenza apprendibile. Sembra un miracolo inspiegabile quando arriva, e potremmo non essere mai in grado di isolare tutte le variabili che lo generano. 

Ma ognuno di noi può creare in modo affidabile le condizioni per invitarla. 

La sua ricetta?

1. Inquadra il problema, quindi fai un passo indietro.

Sì, prendi le distanze dal problema, utilizza l’helicopter view. 
Come un granello di sabbia in un’ostrica, l’irritazione cognitiva stimola la creatività. Quando ti dai un problema irresistibile, complesso, irrisolto – e assicurati di articolarlo in modo chiaro, conciso e vivido – il tuo cervello si irrita, si attiva. 

Allontanati un po’ e lascia che inizi il lavoro inconscio – ciò che attinge da un complemento più completo di risorse mentali, esperienze e connessioni creative. (personalmente molti dei lampi di genio per risolvere problemi, sono venuti mentre dormivo!) 

2. Obbedisci alla tua curiosità. 

Steve Jobs lo chiamava: linking the dots (or the odds, le cose più improbabili della vita!). Sono d’accordo. Se vuoi essere più creativo, devi conoscere più discipline, fare esperienze diverse per poi connetterle. Il modo migliore per costruire un ricco database mentale che ti aiuterà a risolvere i problemi, in seguito, è onorare le curiosità di passaggio.

Se qualcosa solletica il tuo cervello, spendi del tempo con questa curiosità. Segui percorsi che non hanno uno scopo ovvio se non quello di soddisfare un capriccio. Potrebbe essere un articolo o una sessione di conferenza che ti incuriosisce; un libro che noti inspiegabilmente; una persona a cui ti viene presentato. È allettante lasciare passare queste opportunità, ma lo fai a tuo rischio creativo. Diventano i mattoncini Lego, i giocattoli per armeggiare e gli scovolini dai quali emergono i tuoi capolavori creativi.

Soprattutto adesso che gli eventi si sono riversati online, è un’ottima occasione per affacciarsi a tematiche o discipline che fino ad ora hai ritenuto distanti, e potresti scoprire utili o interessanti. 

3. Tieni traccia delle scoperte ed intuizioni che fai. Scrivile! Organizzale, registrale, salvale con parole chiave.

Aiuterà a trattenere l’informazione ed a ritrovarla quando sarà utile.

4. Fai cose che non ti interessano.

Molte idee che ho collezionato sono venute da seminari, articoli o video online della conferenza che magari neanche solleticava la mia curiosità. Questa è forse la proposta più difficile da attuare! 

5. Invita conversazioni scomode.

Un altro grande stimolo creativo è quello di impegnarsi regolarmente in conversazioni con persone dalle quali normalmente potresti indietreggiare. Cosa succederà? Guadagnerai preziose prospettive da vite che non vivrai mai e che inizierai a tenere presente in nuovi contesti.

6. Fermati e lavora quando le idee arrivano.

Ci sono dei momenti in cui si sente l’urgenza, l’impeto della creatività che emerge, e urge attenzione. Onora quel momento e fermati. Interrompi qualunque altra cosa e dedicati a quell’inaspettato attimo di lucida generazione di idee. Non tonerà più o sarà difficile ricordarlo.

La creatività è un mistero. Ma noi possiamo mettere in pratica strategie che la invitano per godere del suo arrivo benefico.

To be continued…

Se non hai letto l’articolo precedente della serie “soluzioni per ritrovare la concentrazione o lavorare meglio” vai qui. 

Asian women drinking coffee and waking up in her bed fully reste
Pillole

Creatività e benessere

 To be continued… Continuano gli articoli su creatività, movimento e come ritrovare la concentrazione.


Se alla camminata aggiungi esercizi intenzionali di attenzione focalizzata sarà ancora più efficace.
Sì Cinzia…ma come fare? ecco la mia ricetta!

  • Crea una routine per te: alzati sempre alla stessa ora, bevi acqua e limone a temperatura ambiente, quindi fai colazione (ma puoi anche farla dopo la camminata, solo te conosci cosa ti fa stare meglio!).
  • Dedicati alcuni minuti per ascoltare il tuo corpo e salutare questa nuova meravigliosa giornata che ti è data. (guarda anche questo TED talk)
  • Connettiti con la natura: apri le finestre, cambia l’aria! Dedica almeno dieci minuti per fare soft stretching, allungare collo, schiena, gambe, ogni singola parte del tuo corpo che necessita di essere risvegliata e scoperta
  • Esci a camminare in mezzo al verde. Il ben-essere e la creatività vengono dal tuo corpo in uno scambio continuo di feedback tra corpo e cervello e viceversa. Molti di noi sono cresciuti con la mentalità che la mente guida, io appartengo a questo gruppo! Ed in effetti la forza di volontà auto-scelta mi ha guidata spesso ed aiutata a superare grandi difficoltà. Ma non basta!

Il nostro corpo è il nostro strumento ed abbiamo l’onore di prendercene cura.

  • Risveglia i tuoi sensi: mentre cammini puoi scegliere a quale senso prestare più attenzione: puoi partire dal respiro, dall’ascoltare l’aria fresca che entra nei tuoi polmoni e che irrora tutto il tuo essere. Respira a pieno diaframma, sì con la pancia! Avrai un maggior volume di ossigeno a disposizione. Poi, oppure, puoi scegliere di prestare attenzione focalizzata ai profumi che incontri, o ancora al cinguettio degli uccellini ed ai rumori che ti circondano, aprendo mente e cuore allo scoprire suoni o rumori che non sapevi esserci attorno a te. 

Scegli te cosa ti dà più piacere, momento per momento

  • Se invece preferisci farti inondare dalla musica che ti fa sentire meglio: ben venuta musica! Qui trovi un articolo molto interessante di un musicista che si occupa anche di musico terapia.
  • Al termine della camminata, di almeno 20 minuti, dedicati ancora 5 minuti di stretching.
  • Dopo una bella doccia tiepida sarai pronta/o per la tua nuova giornata al 100% o a dedicare attenzione a chi ti circonda.
  • Se hai figli: butta giù la tua todolist e priorità della giornata. A questo punto propongo di svegliarli (se non lo fanno da soli), avvia le loro lezioni a distanza, sempre se hanno bisogno del tuo aiuto. Anche per loro attivare una routine aiuta a mantenere alta motivazione ed attenzione.

Questa routine, personalmente, mi permette di partire carica e più disponibile con gli altri.

E tu cosa fai? Come ti senti questa mattina? Sei pronto per un nuovo foglio bianco da scrivere?

Se non hai letto il primo articolo della serie “soluzioni per ritrovare la concentrazione o lavorare meglio” eccolo qui! 

Pillole

Ritrovare l’equilibrio e la creatività

 

Oggi inauguro una serie di articoli con alcune piccole soluzioni per ritrovare la concentrazione o lavorare meglio, anche da casa.

La nuova normalità che è nata dalla pandemia, nella maggioranza delle aziende, prevede infatti il remote-working, un modo per evitare che si torni al proliferare di Covid_19. Per Rinascita Digitale ho tenuto un intervento in cui illustravo una serie di tecniche per affrontare meglio lo smart-working.

Se hai figli piccoli, hai tutta la mia empatia e comprensione perchè molte delle dritte che fornirò nei prossimi articoli potrebbero non saranno applicabili.

Ci sono passata: c’è poco di smart e molto di extreme, ma guardando indietro, un giorno, scoprirai tutte le potenzialità che oggi stai mettendo in gioco: amore per la vita, pazienza, coraggio, una resilienza ed una forza interiore che non pensavi neanche di avere.

In questo articolo spero che troverai alcune strategie per ritrovare la concentrazione.

In questo periodo ti è successo di fare fatica a concentrarti o a portare a termine un task?

Chi di noi non ci è passato dal fatidico 21 febbraio, o anche prima?
Agitazione, disorientamento e confusione hanno forse segnato anche il tuo inizio di attività in remote working, sempre se hai la fortuna di avere un lavoro che puoi “portare a casa”.
Per me è stato così! Nonostante tecniche ed anni di studio per migliorare la produttività e strategie per ritrovare la concentrazione, Covid_19 mi ha davvero colta di sorpresa. Lo ammetto…
L’aggiunta della revisione totale dei lavori, tutta la famiglia a casa, cucinare, seguire le piattaforme dei figli e scoprire dove i professori o maestre avrebbero caricato compiti o lezioni ….ha aggiunto dispersione di attenzione.

L’attenzione distribuita porta a poca focalizzazione e presenza.

Nonostante lavori da ormai 10 anni in remote, ci ho messo 15 gg a uscire dal “tunnel” del cambiamento, 15 giorni di meditazione, letture e passeggiate per ritrovare l’equilibrio.
(i primi di marzo ci hanno vietato anche quelle… ed allora sono passata al tapis, ma molte amiche si sono date alla ginnastica e yoga a distanza con istruttori su youtube)

Ora abbiamo di nuovo l’opportunità di uscire in sicurezza a fare attività fisica, anche semplicemente una camminata. Che bello poter respirare all’aria aperta!

Il miglior rimedio che conosco per avviare creatività e concentrazione è proprio lei: la camminata in mezzo al verde, magari nel parco in città.

Dunque, sapevi che camminare durante la pausa pranzo 30 minuti migliora l’entusiasmo, il rilassamento e il nervosismo al lavoro? Lo ha dimostrato uno studio della Università di Birmingham.

Non solo! Lo si evince anche da una ricerca della Stanford University

Lo ha raccontato in breve anche in questo TEDTalk.

Questa ricerca dimostra che camminare, senza correre, aumenta sensibilmente la creatività e la lucidità dei nostri pensieri.

Potremmo forse dire ad ogni passo una nuova idea? Magari non così tanto… ma la ricerca ha monitorato circa 200 volontari che rispondevano a domande mentre erano in cammino (tapis o outdoor) oppure erano seduti.
Camminare ha avuto un grande effetto sulla creatività. Inoltre, la maggior parte dei partecipanti
ha tratto beneficio dal camminare generando più usi possibili rispetto al campione di persone che rispondeva quesiti stando seduti. L’incremento della produzione creativa è stato di circa il 60%. 

Camminare è una strategia di facile attuazione per aumentare la generazione di nuove idee e soluzioni creative.

 “Dal punto di vista cognitivo pensiamo che l’esercizio, rilassando il controllo della corteccia prefrontale, possa migliorare l’attività della cosiddetta memoria associativa. Da qui l’aumento della creatività”, spiega il professore Daniel Schwartz, coordinatore dello studio.

 To be continued… 

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