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La ZOOM FATIGUE, ovvero la stanchezza generata dai numerosi meeting online

Mentre stavo preparando alcuni webinar per un cliente, ho letto un articolo molto realistico su di un aspetto della nuova quotidianità emerso con il lavoro in remoto.

Oggi, infatti, parliamo dell’Elefante nella stanza, The elephant in the room, che è un’espressione tipica della lingua inglese per indicare una verità che, per quanto ovvia e appariscente, viene ignorata o minimizzata. Di che cosa sto parlando?

Della Zoom Fatigue.

Cioè della stanchezza e dei dubbi che in molte persone genera lavorare ed interagire attraverso “il muro di vetro” come lo aveva definito Z. Bauman, noto sociologo scomparso da pochi anni (se vuoi approfondire puoi leggere il suo intervento a Meet The Media Guru del 2014 qui).  

 

L’ultimo articolo apparso su The Conversation, parla proprio di ZOOM FATIGUE , una fatica psicologica vera, reale, tangibile individuata da due ricercatori: Libby Sander ed Oliver Bauman.

Tra incontri su Zoom, Meet, Google Hangout, Bluejeans il numero di meeting in compresenza online dall’arrivo di Covid-19 è cresciuto esponenzialmente ed ha generato in molti:

  • Stanchezza, spossatezza
  • Overload cognitivo
  • Senso di inadeguatezza, vergogna

Ma vediamo perché:

la prima, la stanchezza è direttamente connessa alla seconda, l’overload cognitivo: il nostro cervello deve prestare attenzione a troppe cose contemporaneamente.

Sei davanti allo schermo e vedi alcune facce, altre non le vedi proprio, ma senti i rumori di fondo perchè l’organizzatore non ha inserito la funzione silenzia tutti i partecipanti in entrata.

Il tuo cervello sta cercando di comprendere, a livello subconscio, se si può fidare oppure no, se la persona che hai di fronte è sincera e ben intenzionata o no, con pochi elementi.

Di solito, in compresenza, captiamo una serie di informazioni grazie ai nostri 5 sensi, ad esempio dal contatto visivo, ma anche l’olfatto, oppure dalla direzione del corpo dell’altro, dalla rapidità di eloquio. Informazioni spesso smorzate o mancanti perché i partecipanti non guardano in telecamera, oppure la telecamera non è frontale o addirittura è spenta per garantire una maggiore banda, quindi c’è solo la voce interrotta dalla rete pessima.

Ed allora perdi il filo del discorso e devi ricordarti dove eri arrivato prima che mancasse il segnale. 

Oppure inizia la noia, perchè chi parla è monocorde o autoreferenziale, ed allora inizi a guardare il cellulare o le email, e perdi di nuovo il filo. 

Mettici anche il timore che arrivi il figlio di qualcuno sul più bello durante un consiglio d’ amministrazione!

Ricordi tre anni fa quando fece scalpore il presentatore della BBC?

Ci sono anche persone per le quali è un disagio partecipare a meeting a distanza perché non hanno uno spazio o una postazione fissa in una zona tranquilla della casa. In fin dei conti siamo stati tutti “rinchiusi” in spazi che non erano stati pensati per studiare e lavorare, o giocare, in 4 o più contemporaneamente. 

 

Ed il terzo aspetto: il senso di inadeguatezza. Eh sì perché all’improvviso a tutti è stato chiesto di “metterci la faccia”, e magari a qualcuno questa cosa dà davvero fastidio. Persone abituate a trincerarsi dietro scaffali o pc, che non amano essere notate, si sono trovate obbligate a partecipare ed intervenire in call virtuali.

In fin dei conti si dice che la paura di parlare in pubblico attanagli più della morte…

Tuttavia io sono una strenua sostenitrice del “a tutto c’è una soluzione, fuorchè alla morte”, anche se a volte può essere difficile trovare quella benedetta soluzione, quindi …

Ci sono delle soluzioni alla Zoom Fatigue?

  1. Evita il multitasking: stacca il telefono, togli le notifiche di email o Whatsapp e dedica il tempo del meeting al meeting stesso.
  2. Prendi appunti a mano su un taccuino. Se hai più clienti organizza un taccuino per cliente, per poi avere sempre sotto mano quello giusto nella call giusta!
  3. Prevedi delle pause tra una video call e l’altra, fosse anche solo per 5 minuti (leggi anche Il Metodo Pomodoro)
  4. Chiedi di partecipare SOLO alle riunioni in cui è importante la tua presenza. Niente riunioni fiume 5 giorni su 5 con 10 persone di cui 8, magari, avrebbero potuto fare altro ed investire il tempo in modo più produttivo. Va da sè che chi ha indetto la riunione avrà condiviso un’agenda co-creata che permetta di capire chi è indispensabile che ci sia e chi no. 
  5. Quando sei tra i partecipanti scegli Speaker view: l’impostazione della Gallery di Zoom (se usi quello) che ti permette di vedere solo chi sta parlando.
  6. Se invece stai parlando tu, puoi scegliere di nascondere la tua immagine profilo dalla tua vista. Su Zoom basterà andare sui tre punti dove potrai cambiare nome oppure trovare “unmute” e cliccare “Hide Self View”.
  7. Organizzati per nominare un Co-host, la persona che, per esempio leggerà i commenti nella Chat mentre tu presenti.  Basterà andare sul nome della persona e cliccare su “nominate co-hosts”.
  8. Quando puoi scegli una rapida telefonata… o un vocale Whatsapp. 
  9.  Oppure una sana vecchia “email”. 

Se ti fa piacere, fammi sapere se questo articolo sulla Zoom Fatigue ti è stato utile! E tu, come la vivi?

 

FormazionePillole

Quello che stiamo vivendo è davvero un modo smart di lavorare e vivere? è davvero lavoro agile?

Questa è la domanda del giorno. Quello che stiamo vivendo è davvero un modo di lavorare in smart-working o lavoro agile?

Cinzia, davvero questo modo di lavorare segregati ed isolati è lo smart-working o lavoro agile?

Per fortuna no!

Se ogni libero professionista, imprenditore o dipendente lavorasse perennemente isolato da tutto e tutti, come farebbe a coltivare la sua curiosità e creatività?

Oggi ci troviamo di fronte ad un periodo che non ha precedenti e che ha richiesto misure mai attuate prima, non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

Come fare a navigare in questa dimensione del lavoro per molti nuova?

Ripartendo dalla cura di sé e nell’impostare abitudini sane ed utili.

Ne ho parlato pochi giorni fa durante il live di Rinascita Digitale un progetto al quale ho aderito per dare il mio contributo in questo periodo di stasi. Perchè 𝙍𝙞𝙥𝙧𝙤𝙜𝙚𝙩𝙩𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙚𝙨𝙚𝙣𝙩𝙚, 𝙚𝙙 𝙞𝙡 𝙛𝙪𝙩𝙪𝙧𝙤, 𝙨𝙞 𝙥𝙪𝙤̀.

Dopo 9 anni di allenamento al lavoro (e vita!) agile ho condiviso alcune 𝘁𝗶𝗽𝘀 𝗮𝗻𝗱 𝘁𝗿𝗶𝗰𝗸𝘀 dalle quali partire per mettere le basi della produttività da casa, con o senza figli, in questi tempi tumultuosi ad alta densità emotiva per fissare abitudini utili anche dopo l’emergenza. Quando ci si ferma si può e si deve investire il proprio tempo in mondo costruttivo e lungimirante, oltre a prendersi il tempo per riflettere e meditare.

 

rinascita digitale

Ecco il link al mio intervento.

Spero che possa essere utile anche a te 🙂

Il prossimo appuntamento in diretta è martedì 31 marzo alle h 9.30, sarò ospite di Teo Mangione a Colazione con Radio Alta.

Pillole

Gli effetti benefici del riordino

Sono appena iniziate le prime giornate soleggiate, e se non fosse per il Corona Virus con buona probabilità sarebbe tutto perfetto!

Ovviamente scherzo… ma… ma essendo riuniti forzatamente a casa per almeno 7 giorni a lavorare in smart-working, (purtroppo in una situazione di multitasking per chi ha figli a casa da scuola) annullando i tempi dei trasferimenti scopriremo che rimane tempo a disposizione che non siamo abituati ad avere! In fin dei conti anche le palestre e qualunque altro luogo di aggregazione è chiuso…quindi, che fare oltre a lavorare, fare due passi, leggersi un libro che aspettava sul comodino, portare i bimbi al parco, o  guardare la propria serie preferita?

Propongo le famose (o fantomatiche) pulizie di primavera abbinate al decluttering.

In Giappone, a Dicembre, come in Italia a primavera, rappresentano il passaggio dal buio, della stagione invernale, ai primi raggi di sole che inondano le stanze mettendo in luce la polvere, o la muffa, che si è accumulata con l’umidità e le basse temperature.

E’ arrivato il momento di arieggiare le stanze e far uscire il vecchio per fare spazio al nuovo!

Alcuni anni fa ho scoperto il Metodo MarieKondo, un argomento che negli ultimi 10 anni è venuto spesso alla ribalta, tant’è che le ricerche su Google del termine decluttering sono triplicate.

DE + CLUTTER = In inglese to clutter significa rimuovere cose non necessarie da uno spazio, organizzare, dare priorità, eliminare l’eccedente, il superfluo.

Infatti, un sinonimo di Clutter in inglese è anche Litter, spazzatura.

Decluttering è l’arte di liberarsi del superfluo e di lasciare andare le zavorre fisiche e mentali. È una vera e propria filosofia cha ha importanti ripercussioni in tutti gli ambiti, sia personali che professionali. Un modo per tornare ad avere un controllo su attività, cose, tempo.

Questo termine ci conduce a Marie Kondo, la sociologa giapponese ormai famosa in tutto il mondo per aver dedicato la sua vita al riodino coniando il metodo KONMARI che a breve vedremo.

Essendo cresciuta in una famiglia numerosa ho imparato che spazi e cose vanno rispettati per almeno 5 MOTIVI:

  1. Qualcuno ha impiegato ore per creare quell’oggetto.
  2. Sono state consumate acqua, materie prime, risorse.
  3. Qualcuno ha speso tempo per acquistare o creare quel bene.
  4. Per acquistarle qualcuno ha speso tempo per guadagnare i soldi necessari.
  5. Quello che per noi è superfluo, per altri può essere il minimo o addirittura il meglio che potrebbe capitargli, quindi trattiamo con cura anche le cose.

Questa è la differenza tra il suo metodo ed il mio approccio.

L’obiettivo di Marie Kondo, che racconta in 96 Lezioni di felicità è BUTTARE. In una casa dove intervenì eliminò 200 sacchi da 45 litri di cose.

Il mio approccio è al RIUSO, al dare una nuova vita (non pratico il decoupagè, ma per chi ama le arti manuali e ne è affascinato può trovare tante idee su pinterest) anche attraverso la vendita dell’usato.

Dopotutto, le cose che possediamo raccontano accuratamente la storia delle scelte che abbiamo fatto nella nostra vita. Riordinare è un modo di fare l’inventario delle cose che ci piacciono davvero.

M.K

Perché riordinare? E già che i figli sono a casa almeno per una settimana, perché non coinvolgere in modo giocoso anche loro nella gara alla cernita di ciò che va e non va, ciò che ha senso tenere e ciò che si può lasciare andare?

Perché il riordino dello spazio ha un effetto butterfly su molti aspetti della vita.

Insegna, ad esempio, ad eliminare il superfluo e allo stesso tempo a cancellare vecchie abitudini e brutti ricordi che affollano la mente

FARE ORDINE HA UN EFFETTO RADICALE POSITIVO

  • sulla nostra forma mentis
  • Sul modo di vivere
  • Sulla propria esistenza.

LIBERA LO SPAZIO E SCOPRIRAI CHE LIBERI ANCHE LA MENTE!

  • Evitare il multitasking e le distrazioni agevola le funzioni cognitive
  • Aumenta la produttività
  • Abbassa il livello di stress: perché aiuta dare priorità alle attività (Time Management), per non farsi prendere dall’ansia di rispondere;
  • Migliora la salute: perchè diminuendo le cose esposte che attraggono la polvere diminuisce la polvere e lo sporco che si accumula, dunque, chi ha problemi alle vie respiratorie sente un vero miglioramento;
  • Cambia il modo di pensare.

Dopo una bella maratona del riordino distinguiamo con chiarezza ciò di cui avevamo bisogno e ciò di cui non avevamo bisogno. Perché si fa pace con il passato, lo si mette in ordine e si prende coscienza di ciò che serve davvero.

Cambia il modo di acquistare aumenta la consapevolezza ed evita l’acquisto compulsivo.

Ecco le sette regole base per la maratona del riordino

L’approccio radicale ha un effetto più duraturo, tangibile e soddisfacente rispetto ad un cassetto per volta (ma volendo essere più morbidi, va bene anche step by step!)

  1. DECIDERE E PRENDERSI L’IMPEGNO DI RIORDINARE: AVERE UN OBIETTIVO CHIARO MUOVE LE ENERGIE IN QUELLA DIREZIONE.
  2. IDENTIFICARE IL TIPO DI VITA IDEALE.
  3. PIANIFICARE: preparare raccoglitori per poi procedere al riordino.
  4. DARSI UN TEMPO SPECIFICO.
  5. SELEZIONARE, fare una cernita di ciò che si vuole tenere ponendosi due domande chiave: Ho veramente bisogno di questo oggetto? Questo oggetto irradia felicità? Partiamo dal presupposto che dobbiamo scegliere che cosa tenere e non che cosa buttare.
  6. Classificare gli oggetti e riordinare per categoria
  7. Se parliamo del riordino di una casa, seguire l’ordine: VESTITI | LIBRI | DOCUMENTI | FOTO
  8. Se avete in vista un trasloco: il momento per scegliere cosa tenere è prima di trasferirsi.

Scegliete le cose che vi rendono felici e fate tesoro di ciò che è davvero prezioso nella vostra esistenza”

M.K

Come si può eliminare senza buttare? oltre al network personale esistono negozi di vendita usato, a Bergamo ad esempio La Birba Baby Bazar , oppure di Vintage in conto terzi, un grande aiuto viene anche dalla tecnologia con i siti come Ebay, Private Griffe, Vestiaire Collective,Subito.it, Gruppi Facebook, Instagram, Svuotaly.

Per quanti hanno il tallone d’Achille dei Libri? Un’ idea può essere di partire dalle fasi della vita che non torneranno più!

Un es. il lavoro in un settore totalmente diverso, i testi scolastici, testi universitari arcaici, guide al post parto, riviste di settore, i libri per bambini piccoli, di crescita personale che non ti hanno lasciato molto o non sono entrati in sintonia con te. Tutto ciò che non ti serve più puoi nella sala d’attesa dei medici, nelle biblioteche, donarli alla Caritas, metterli in un Box di Book Sharing, tutti posti dove prenderanno nuova vita e continueranno a rendere felici persone curiose.

Se siete dei bulimici di libri, per non riempire nuovamente gli scaffali in un battibaleno, oggi potete verificare se c’è su Audible  o un kindle su una delle tante piattaforme a disposizione, ed acquistare solo ciò che volete davvero in cartaceo.

Questo è un modo semplice per:

  • risparmiare carta ed alberi
  • rilassare la vista ed allenare l’ascolto, essendo libera di prendere appunti se non sono in auto
  • ridurre l’entrata di oggetti.

Verificate che ciò che avete sia ancora in linea con i vostri valori e priorità e tenete solo ciò che vi rende felici.

Ciò che dobbiamo tenerci stretti non sono i ricordi del passato, ma la persona che siamo diventati grazie alle nostre esperienze.
Ciò che conta è quello che siamo adesso.” 

M.K

Adesso è tempo di salutarci… ma prima ti propongo una piccola riflessione:

prova a fermarti 5 minuti e prova e domandati: come sarebbe la mia vita ideale? come sarebbe la mia casa ideale? o ancora, come sarebbe il mio ufficio ideale?

Prova a vederli di fronte a te, potresti anche prendere spunto da delle riviste di design o architettura e fare un collage, e poi… Via! vai in quella direzione!

Mi piace ricordare che la MARATONA DEL RIORDINO è solo il primo capitolo per voltare pagina, acquisire nuove abitudini sostenibili e piacevoli per sé e chi ci circonda.

Breakfast Talk

Come prendere decisioni in tempi rapidi

Ti è mai capitato di restare intrappolato per giorni in attesa di prendere la “decisione giusta”?

Ohh yesss!

Se anche tu hai pensato o risposto a questa domanda positivamente, continua a leggere. Se invece non ti capita, bye bye! Saludos! Non ti interesserà leggere il resto 😊!

In questo cortissimo talk, Patrick McGinnis venture capitalist e scrittore ci offre alcuni consigli per poter prendere decisioni attente e rapide.

Inizia dal costante timore di avere un’opzione migliore. FOBO: Fear of a Better Option.

Viviamo in un mondo fatto di continue scelte. Persino le decisioni che prima erano semplici, come scegliere un ristorante o fare gli acquisti di tutti i giorni, ora richiedono un’attenta analisi. La tecnologia ha ingigantito il problema. Se desideri acquistare un paio di lacci bianchi online, devi mettere in ordinare migliaia di articoli e leggere centinaia di recensioni. È un’incredibile quantità di informazioni da elaborare per acquistare solo due stringhe che costano meno del latte per la colazione!”.

Come prendere decisioni in tempi rapidi

Ma dov’è il problema?

Quando non riesci a prendere decisioni con convinzione, perdi tempo ed energia preziosi.

Patrick cataloga le decisioni in:

  • NO STAKE DECISIONS: sono quelle più quotidiane, ordinarie, dallo scegliere cosa guardare in TV (è vero o no che con Netflix la situazione si è fatta più complicata?), cosa mangiare per cena (no junk food!) o che verdura mettere nel carrello. Se proprio sei in dubbio, scrivi due bigliettini e pescane uno, oppure il fantastico testa o croce! Della serie: lo deleghi all’universo, al fato!
  • LOW STAKE DECISIONS: queste hanno conseguenze, ma nessuna è sconvolgente e ci sono molte scelte accettabili. Molte cose di routine al lavoro, come l’acquisto di una stampante, la prenotazione di un hotel o la scelta tra possibili luoghi per un evento fuori sede sono un es. classico. È necessaria attenzione, ma probabilmente te ne dimenticherai tra qualche settimana. In questi casi puoi anche esternalizzare il processo decisionale, ma perché c’è un po’ di posta in gioco. Questa volta, puoi affidarti ad una agenzia in outsourcing, a una persona.
  • HIGH STAKE DECISIONS: Ora che hai affrontato le decisioni con posta in gioco bassa o senza posta in gioco, hai creato lo spazio e il tempo necessari per gestire le decisioni con posta in gioco alta Ad es. “quale casa dovrei comprare” o “quale lavoro dovrei accettare”. Dato che la posta in gioco è alta e ci sono implicazioni a lungo termine, devi assolutamente farlo bene.

Cioè???

Definisci e riconosci quali decisioni hanno o potrebbero avere un forte impatto nella tua vita e quali invece no.

STAKE (omofono di STEAK=BISTECCA) infatti è la posta in gioco 😊

In secondo luogo, è importante raccogliere i fatti pertinenti. Assicurati di raccogliere dati su tutte le opzioni, in modo da poter essere sicuro di prendere davvero una decisione informata.

E in terzo luogo, ricorda che FOBO, per natura, arriva quando fai fatica a sceglierne solo uno da un gruppo di opzioni perfettamente accettabili. Quindi, qualunque cosa tu scelga, puoi stare certo che il rovescio della medaglia è limitato.

 Inizia identificando un front-runner in base al tuo intuito, quindi confronta ciascuna delle tue opzioni testa a testa con il front-runner, uno per uno. In questo caso viene definito il confronto tra “Avviare una nuova impresa” (potrebbe anche essere aprire una start up) versus una ed una sola opzione.

Quando elimini un’opzione, è andata per sempre. Se continui a tornare alle opzioni scartate, rischi di rimanere bloccato. Ora ripeti questo processo fino ad arrivare a un’ultima scelta.

Se segui questo sistema, di solito finirai con una decisione. Nella rara occasione in cui rimani bloccato, esternalizzerai la decisione finale a un piccolo gruppo di persone sulle quali puoi contare e di cui ti fidi e che sono attrezzate per fornirti una guida su questo particolare argomento. Coinvolgi un gruppo di cinque o meno, idealmente un numero dispari di persone in modo da avere un ago della bilancia, la possibilità di avere uno spareggio se ne hai bisogno.

Perché processare così le informazioni?

Per risparmiare tempo, e per non restare imbrigliati nell’emotività. Nel nel momento in cui attiviamo il pensiero razionale (corteccia prefrontale) disattiviamo il cervello legato all’emotività, che spesso è quella che non ci consente di scegliere liberi, o ci tiene imbrigliati in un momento infinito, nell’attesa di decidere, oppure ancora che ci fa dire sì d’istinto (magari per natura non riusciamo a dire di no??) e poi lo rimpiangiamo.

Sposo questo approccio da molto tempo. Se chiedete a chi ha collaborato con me negli ultimi 10 anni vi dirà le mie tre parole chiave, una sorta di mantra nei momenti di stress e con decisioni da prendere: semplificare, semplificare, semplificare!

Credo sia una delle abilità più sviluppate da quando oltre a lavorare sono diventata mamma (se tu invece sei diventato papà idem!): che si tratti di scegliere un camp estivo per i figli, una scuola, una location per gli eventi (HIGH STAKE), un viaggio lungo o una au-pair, o anche accettare una consulenza, sono solita costruire un bel file excel dove annottare tutti gli elementi a disposizione per costruire un benchmark.

A quel punto, collocati gli elementi nel contesto (relazionale ed economico: quanti soldi ho a disposizione? quante persone? i mezzi in generale) decido. Solo se ci sarà un’emergenza o un cambiamento imprevisto rivedrò la decisione presa, diversamente vado avanti creando spazio per altro.

Come prendere decisioni in tempi rapidi

Ora che hai fatto la tua scelta, rimane un’ultima sfida. Devi impegnarti. Non posso prometterti che saprai mai davvero se hai preso la decisione perfetta, ma posso dirti questo: una percentuale significativa di persone nel mondo non dovrà mai preoccuparsi di FOBO. A differenza dei miliardi di persone che hanno poche opzioni, se presenti, a causa di guerre, povertà o malattie, hai molte opportunità di vivere in modo deciso. Potresti non ottenere tutto quello che vuoi, ma il semplice fatto che puoi decidere è già tanto!

E tu come prendi le tue decisioni più importanti? Torni spesso sui tuoi passi? Mi piacerebbe saperlo 😊

Pillole

Un regalo per te!

La fine dell’anno si avvicina, è tempo di tirare le somme, guardarsi indietro per guardare avanti.

In fin dei conti il linking the dots di cui parlava Steve Jobs avviene guardando indietro!

La serie di eventi, accadimenti e scelte che abbiamo fatto a volte inconsapevolmente, assumono un senso.

“Le domande le poniamo alla vita, ma le risposte ce le dà sempre il cuore.” A Aschiarolo.

Com’è stato il tuo 2019?

Prova a prenderti 10 minuti per rispondere, per iscritto, a queste piccole domande.

Volendo ripercorrere l’anno che è appena passato, quale è stato il giorno per te più bello?

Il momento che ti ha reso più orgogliosa/o di te?

Quale è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare che ha richiesto una grande dose di coraggio?

Quale è stata la tua più grande conquista del 2019?

Hai dovuto creare nuove abitudini? Se sì quali ti hanno fatta/o stare meglio?

Quale libro hai letto che ha cambiato il tuo punto di vista su qualcosa su cui avevi cristallizzato un’idea?

Quali nuove persone sono entrate nella tua vita che hanno fatto la differenza?

Quale nuovo paese straniero hai visitato quest’anno?

Per che cosa ti piacerebbe trovare più tempo nell’anno nuovo?

No, non è un interrogatorio!

Ovviamente se vorrai condividere le tue risposte con me sarò felice di sapere di più di chi c’è al di là dello schermo.

Personalmente queste sono alcune delle domande che di quando in quando mi pongo per tirare le somme e prendere nuove decisioni.

La mia risposta all’ultima domanda?

Più tempo per momento leggeri in compagnia di amici e persone care. Starà a me conservare con cura il tempo per farlo e metterli in agenda senza possibilità che altro prenda il sopravvento.

Ti sei mai chiesto/a ma da dove si parte per definire i nuovi obiettivi 2020? Grandi o piccoli che siano? E perché abbiamo bisogno di obiettivi?

Gli obiettivi incidono positivamente sulle nostre prestazioni attraverso alcuni meccanismi:

  • dirigono l’attenzione e l’azione
  • modulano l’energia e l’impegno
  • aumentano la persistenza
  • stimolano lo sviluppo di strategie appropriate
  • permettono una maggiore l’attenzione focalizzata

Quali caratteristiche deve avere un obiettivo?

Un obiettivo sarà:

Specifico (definito, chiaro e concreto)

Un obiettivo indefinito, vago e generico “farò del mio meglio” o anche troppo articolato, porta spesso ad ottenere risultati inferiori rispetto a quelli che si potrebbero raggiungere. L’obbiettivo serve anche per delineare la strada da percorrere.

Misurabile (misurato, monitorato, reportizzato)

Si devono stabilire delle “bandierine” delle milestones che misurano i risultati ottenuti, occorre quindi definire “cosa “ si intende misurare dell’obiettivo e “come” si intende misurarlo. (a livello qualitativo? Quantitativo?)

 

 

Quando l’obiettivo non è definibile e misurabile oggettivamente attraverso dati numerici, non si parla di “misurazione” ma di “valutazione soggettiva”; solitamente in questi facciamo il confronto con una situazione inziale ed utilizziamo una scala con gradi di valore (Scala likert)

Un obiettivo non monitorato nel corso del processo rimane un sogno piuttosto che un agente motivante di cambiamento, occorre quindi un costante e sistematico monitoraggio dei risultati raggiunti.

Attuabile (realistico, raggiungibile).

Se da un lato l’obbiettivo deve essere raggiungibile, dall’altro non deve neanche essere troppo facile, deve esserci un grado di difficoltà, poiché è quello che ci permette di entrare nella cosidetta “area di apprendimento”. Se un obiettivo è se troppo facile genera noia, se è troppo difficile ansia.

Deve avere un livello adeguato di sfida rispetto alle competenze possedute.

Deve tenere conto dell’ambiente in cui la persona agisce deve tenere conto di altri due aspetti: le sue potenzialità personali e le sue competenze intese come conoscenze, capacità e abilità e coerente con l’ambiente

Rilevante (importante, utile, funzionale, stimolante)

La rilevanza è intesa come importanza funzionale o emotiva sia in termini di benessere, felicità … sia per i risultati che si vogliono ottenere.

Temporale (cioè definito nel tempo)

Un obbiettivo non può essere efficace se non si stabilisce un tempo, una data entro cui attivarsi per raggiungerlo. La periodizzazione a breve facilita il mantenimento della focalizzazione sugli obbiettivi intermedi; gli obbiettivi a breve e medio periodo sono indispensabili. In fin dei conti qualunque obiettivo si raggiunge compiendo un passo dopo l’altro, una sequenza di azioni lungo un tempo specifico.

Ecologico (coerente con l’ambiente, con l’identità e i valori personali)

l’obbiettivo deve avere anche un senso ed un significato coerenti con i nostri valori, l’identità e la nostra cultura, o contesto.

Questo è uno degli aspetti che spesso vengono tralasciati da coloro che tuonano “yes you can! Se vuoi farlo puoi farlo/ dipende Solo da te” come se il raggiungimento di un obiettivo dipendesse unicamente da noi stessi e non impatti a sua volta anche sul contesto in cui siamo (vita privata e lavorativa).

Registrato (scritto, responsabilizzante)

Scrivere nero su bianco l’obiettivo a cui si tende, definendo lo scopo preciso. Scriverlo vuol dire auto-responsabilizzarsi. La cosa migliore da fare dopo aver scritto il proprio o i propri obiettivi e esporli in un punto dell’ufficio o della propria casa in cui è possibile vederlo tutti i giorni.

Ci aiuterà a mantenere la rotta in quella direzione.

Per aiutarti posso inviarti due file utili che vedi qui. Scrivimi a hello@cinziaxodo.com e saranno tuoi!

 

 

Ed infine… se sei così soddisfatto/a della tua vita che non prevedi obiettivi di crescita personale o lavorativa… che dire?

Il mio augurio: JUST LOVE FOR TODAY

Potrebbe diventare il tuo motto 2020.

Sìì portatore di buon umore ed empatia per coloro che ne hanno bisogno.

AUGURI E BUON INIZIO ANNO!

Cinzia

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